Kazuo Ishiguro parla di Never Let Me Go

Non è la prima volta che un romanzo di Kazuo Ishiguro, scrittore inglese di origini nipponiche, diventa un film di successo. James Ivory aveva diretto nel 1993 Quel che resta del giorno, il capolavoro con Anthony Hopkins, tratto dall’omonimo romanzo che era valso ad Ishiguro il prestigioso Booker Prize. Ora tocca a Never Let Me Go (in Italia Non lasciarmi, pubblicato da Einaudi), portato sul grande schermo (sito ufficiale del film) dal regista Mark Romanek, con un cast di tutto rispetto che comprende Keira Knightley, Carey Mulligan e Charlotte Rampling. In un distopico futuro prossimo tre ragazzi crescono insieme in un college immerso nella campagna inglese, legati da sentimenti profondi di amicizia e amore. Ma la loro non è una vita normale, perché i tre sono cloni, una riserva di organi, esistenze di passaggio, utili soltanto a salvare altre vite umane. In un’interessante intervista rilasciata all’Espresso, numero 41 del 14 ottobre, Kazuo Ishiguro ha discusso delle tematiche etiche legate alla trama del romanzo, delle domande esistenziali che ne hanno guidato la scrittura e della potenza intrinseca della letteratura, confessando il suo credo nella “forza delle parole, dei messaggi e delle immagini al servizio dell’umanità.”

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