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Le scene più belle dai film di Tony Scott

Snobbato dai critici, che gli hanno sempre preferito il fratello maggiore Ridley, Tony Scott è stato un ottimo “artigiano” del making movies e comunque sempre una garanzia nel panorama del cinema americano. La sua morte ci lascia un vuoto, e dal blog RossVsRoss vi segnalo una selezione di scene dei suoi film, per ricordarlo nel modo migliore. Notevole il duetto tra Cristopher Walken e Dennis Hopper in True Romance.

Ross v Ross

It was with a heavy heart that we woke today to hear that director Tony Scott had died. We’re gonna miss ya, Tony. Purists always tended to snub the younger Scott brother, saying there was nothing to his ‘style over substance’ cinema. But to be honest, when the style is this good, who needs substance? Here are the greatest moments from his films.

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‘Lemmy’, il documentario sul fondatore e leader dei Motörhead

Greg Olliver e Wes Orshoski hanno seguito Lemmy e i suoi Motörhead per anni, per realizzare con Lemmy The Movie un rockumentary che restituisse con maggior realismo possibile anche la vita quotidiana di una band leggendaria e soprattutto del suo frontman, vera icona dell’hard rock. Il racconto di una carriera e di una vita, attraverso i suoi eccessi, la sua arte, la musica, i backstage e i racconti degli amici e degli ammiratori eccellenti…

Al mondo ci sono poche icone del rock capaci di rivaleggiare con Ian Fraser Kilmister, al secolo Lemmy, storico fondatore dei Motorhead, una delle band più influenti dell’hard rock. Sulla scena fin dagli anni ’60, finalmente anche per lui è arrivato il momento della celebrazione con un documentario. Ecco il trailer. Risulta davvero difficile, per un amante della musica, riassumere… Read More

via QNM

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La Guerra dei Mondi di Orson Welles

Domenica 30 ottobre del 1938. Alle otto di sera i milioni di americani che stanno ascoltando la stazione radio della CBS vengono sconvolti da un’improvvisa interruzione dei programmi. Un grosso meteorite è caduto nei campi di una fattoria a Grover Mills, nel New Jersey. Dallo studio si collegano con un reporter giunto tempestivamente sul luogo dell’impatto, trovandovi un enorme cilindro metallico.  “Oh mio dio! Qualcosa sta strisciando fuori dalla zona d’ombra” urla il cronista allarmato “sembra un serpente e ce n’è un altro e un altro ancora. Sono tentacoli… ora posso vedere il corpo della cosa, è grosso e viscido, brilla nell’oscurità, ma la faccia… è indescrivibile. Posso a mala pena forzarmi a guardarla, è terribile!” Nel giro di pochi minuti gli ascoltatori vengono a sapere che i Marziani sono alla guida di macchine da guerra, hanno sparato con delle armi a raggi sulla folla di curiosi, annientato migliaia di soldati della Guardia Nazionale e liberato un gas velenoso dell’aria, mentre giungeva la notizia di altri cilindri atterrati a Chicago e St. Louis. Fu abbastanza per scatenare il panico, la gente scappò dalle case lasciando la radio ancora accesa e riversandosi in massa sulle strade per fuggire agli invasori alieni. In tanti chiesero alla polizia maschere antigas per proteggersi e alle compagnie elettriche di spegnere tutte le luci, per potersi nascondere. Una donna irruppe in una chiesa di Indianapolis durante una funzione gridando “New York è stata distrutta! E’ la fine del mondo! Tornate a casa e preparatevi a morire tutti!” Solo quando la notizia del panico diffusosi nella nazione raggiunse gli studi radiofonici, Orson Welles intervenne ai microfoni ricordando a tutti che si trattava solo di finzione, una drammatizzazione per la radio della Guerra dei Mondi di H.G. Wells. In realtà la CBS lo aveva annunciato, ma fu una serie di circostanze a scatenare l’equivoco. Per conferire una buona dose realismo alla rappresentazione, Orson Welles, allora una giovane promessa della radio, usò sofisticati effetti sonori e riuscì a dosare la suspense con abilità, simulando l’interruzione di un programma musicale con gli annunci frammentari dell’invasione in atto. La maggior parte degli ascoltatori non poteva sapere che si trattava di una fiction, dal momento che in molti si erano sintonizzati sulla CBS solo dopo il seguitissimo programma del ventriloquo Edgar Bergen sulla NBC, quando in pratica la rappresentazione orchestrata da Orson Welles era già in onda. Quando tutto fu chiarito una commissione federale aprì un’inchiesta e Welles temette seriamente che la sua carriera potesse esserne pregiudicata, ma le cose andarono diversamente. La pubblicità intorno all’evento lo rese molto popolare, tanto che dopo poco tempo stipulò il contratto con gli Studios che nel 1941 gli permise di realizzare il film Quarto Potere, uno dei più grandi capolavori della storia del cinema.

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Pecados de mi padre, Pablo Escobar

Oggi vive a Buenos Aires e ha un tranquillo lavoro da architetto, ma Sebastian Marroquin ha anche molti conti in sospeso col suo passato, con un mondo di dramma e violenza che ha rovinato la sua infanzia, un mondo in cui la crudeltà conviveva con la generosità, la corruzione con la morte. Il mondo di suo padre, Pablo Escobar, per alcuni un narcotrafficante senza scrupoli, uno spietato criminale, per molti un santo, l’uomo della provvidenza in una Colombia povera e disperata. Alla storia di suo figlio, che a sedici anni lo vide morire assassinato dalla polizia e che decise di cambiare nome e paese, il regista Nicolas Entel dedica un intenso documentario, girato interamente in spagnolo tra Colombia e Argentina. Sins of My Father, questo il titolo internazionale, ci offre una prospettiva diversa della vicenda criminale e umana del Re del cartello della droga di Medellin, focalizzando la sua attenzione sulla tormentata infanzia del figlio, una delle vittime meno immediatamente riconoscibili di quegli anni, perché se Pablo Escobar toglieva la vita alle persone che odiava, allo stesso tempo impediva di vivere una vita normale alle persone che amava di più. Colpisce il racconto della graduale presa di coscienza da parte di Sebastian, la consapevolezza che tutte quelle ricchezze che lo circondavano erano macchiate dal sangue degli innocenti, come Rodrigo Lara e Luis Galan, politici colombiani che combatterono con ogni mezzo il traffico della cocaina. “La lezione più importante che mi ha lasciato mio padre” commenta Sebastian “è stata quella di non diventare come lui!”

–> il sito ufficiale del film (link), ricco di immagini di repertorio e note biografiche.

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Per ricordare Syd Barrett

Quando nel 1974 i Pink Floyd cantarono per la prima volta Shine On You Crazy Diamond resero il loro tributo a Syd Barrett, la vera anima dei primi anni della band. Nato Roger Keith Barrett, Syd aveva abbandonato il gruppo nel 1968 e, dopo altri due album da solista, si era ormai ritirato dalle scene per problemi legati soprattutto agli abusi di droga e ad una salute mentale sempre più vacillante. Eppure, una carriera così breve aveva lasciato al mondo musicale l’eredità di un artista completo, chitarrista e voce di talento, autore di canzoni memorabili dalla tensione psichedelica e sperimentale. Oggi, a quattro anni della morte, viene ricordato con un libro e una raccolta musicale. A Very Irregular Head, scritto da Rob Chapman e pubblicato da Faber and Faber , costituisce la prima biografia esaustiva della vita di Syd Barrett, che celebra la sua carriera e affronta le luci e ombre della sua vita. An Introduction To Syd Barrett, prodotto da David Gilmour e in uscita il 5 ottobre, è invece un album che raccoglie il meglio del repertorio musicale di Syd Barrett, sia da solista che da componente dei Pink Floyd. Tutte le tracce sono state rimasterizzate in digitale, comprese alcune versioni remixate. Il disco, che ha per cover un art work di Storm Thorgeson, si conclude con un inedito assoluto, Rhamadan, brano strumentale della durata di venti minuti.

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Il touchdown di Ike Ditzenberger

di Paolo Ferrara

Ike Ditzenberger ha diciassette anni e, come tanti ragazzi della sua età, ogni giorno si allena duramente per realizzare un sogno: giocare a football nella squadra della sua scuola, gli Snohomish Panthers dello Stato di Washington. Venerdì scorso, il sogno si realizza. Coach Mark Perry decide di far esordire Ike quando mancano solo dieci secondi alla fine del 4° quarto. E’ una chance importante, la sua prima volta nel campionato di football che raggruppa le high school americane. Ma non basta. Forse Ike non è il miglior giocatore della sua squadra, ma la passione che lo anima non teme confronti. Seppure con la complicità degli avversari, il team dei Lake Stevens Vikings, che hanno difeso al rallentatore contro la sua corsa di 51 yards, Special Ike, come lo chiamano i compagni, è riuscito a lasciare il segno, concludendo l’azione con un incredibile touchdown. Saranno gli unici sei punti della sua squadra, sconfitta in casa per 35 a 6. Ike Ditzenberger ha diciassette anni, ha realizzato il suo sogno, e ha la sindrome di Down.

fonte: gimundo.com/news

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All’asta la collezione di Dennis Hopper

Nella sede newyorkese di Christie’s sarà messa all’asta la ricchissima collezione d’arte di Dennis Hopper. L’attore e regista di Easy Rider, scomparso di recente, era un grande appassionato e conoscitore dell’arte contemporanea, tanto da mettere insieme, nel corso del tempo, oltre 250 opere, tra cui lavori di artisti come Jean-Michel Basquiat, Andy Warhol, Robert Rauschenberg, Wallace Berman e Bruce Conner. Per Cathy Elkies, vicepresidente di Christie’s, “Dennis Hopper era una rara combinazione di artista, celebrità e collezionista.” Lo stesso Hopper si dedicò alla pittura sin da quando ebbe inizio la sua carriera d’attore e fu un mostro sacro come Vincent Price a ispirargli la passione per il collezionismo. La prima parte della sua vasta collezione, il cui valore complessivo è stimato in oltre 13 milioni di dollari, sarà venduta nel corso dell’evento Post-War & Contemporary organizzato dalla casa d’aste per il 10 e l’11 novembre.

fonte: http://www.artdaily.org

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