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Pecados de mi padre, Pablo Escobar

Oggi vive a Buenos Aires e ha un tranquillo lavoro da architetto, ma Sebastian Marroquin ha anche molti conti in sospeso col suo passato, con un mondo di dramma e violenza che ha rovinato la sua infanzia, un mondo in cui la crudeltà conviveva con la generosità, la corruzione con la morte. Il mondo di suo padre, Pablo Escobar, per alcuni un narcotrafficante senza scrupoli, uno spietato criminale, per molti un santo, l’uomo della provvidenza in una Colombia povera e disperata. Alla storia di suo figlio, che a sedici anni lo vide morire assassinato dalla polizia e che decise di cambiare nome e paese, il regista Nicolas Entel dedica un intenso documentario, girato interamente in spagnolo tra Colombia e Argentina. Sins of My Father, questo il titolo internazionale, ci offre una prospettiva diversa della vicenda criminale e umana del Re del cartello della droga di Medellin, focalizzando la sua attenzione sulla tormentata infanzia del figlio, una delle vittime meno immediatamente riconoscibili di quegli anni, perché se Pablo Escobar toglieva la vita alle persone che odiava, allo stesso tempo impediva di vivere una vita normale alle persone che amava di più. Colpisce il racconto della graduale presa di coscienza da parte di Sebastian, la consapevolezza che tutte quelle ricchezze che lo circondavano erano macchiate dal sangue degli innocenti, come Rodrigo Lara e Luis Galan, politici colombiani che combatterono con ogni mezzo il traffico della cocaina. “La lezione più importante che mi ha lasciato mio padre” commenta Sebastian “è stata quella di non diventare come lui!”

–> il sito ufficiale del film (link), ricco di immagini di repertorio e note biografiche.

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Perché Chapman uccise John Lennon

Mark Chapman, l’uomo che uccise John Lennon l’8 dicembre del 1980 e che sta scontando la sua pena nel carcere di Attica (New York State), si è visto respingere per la sesta volta l’istanza per la libertà sulla parola. Durante l’udienza Chapman ha esposto alla Commissione le ragioni che lo hanno portato all’assassinio di Lennon, che era solo il primo di una lista che comprendeva anche Elizabeth Taylor e il conduttore di talk show Johnny Carson. Il risentimento e l’odio che aveva riversato sull’ex membro dei Beatles è già noto, ma in questa sede Chapman, che in carcere ha un lavoro come impiegato della biblioteca legale, ha aggiunto: “Credevo che uccidendo Lennon sarei diventato qualcuno e invece sono diventato soltanto un assassino. E gli assassini non sono nessuno.” Peccato se ne sia reso conto un po’ troppo tardi.

fonti: http://www.nme.com, http://www.bbc.co.uk

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