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La storia del Thanksgiving Day e la Festa del Grazie

In un esilarante episodio di Boris 3 gli autori di Medical Dimension, nel tentativo di scopiazzare dalle serie tv d’oltreoceano, trasformano il Giorno del Ringraziamento in un’improbabile Festa del Grazie, durante la quale si mangiano le quaglie al posto del tacchino. Guardate qui 🙂. Se invece volete saperne di piĂą sulle origini del Giorno del Ringraziamento, che oggi, quarto giovedì di novembre, si festeggia in America, sui raccolti dei Padri Pellegrini, la Mayflower, l’incontro con i nativi americani, il proclama di George Washington del 1789 o sul triste destino dei tacchini, leggetevi questo reblog…

What is the history of Thanksgiving? Why do we, as a country, celebrate this day? And when push comes to shove, to whom are we giving thanks? The Pilgrims were English Separatists seeking religious freedom from what they considered the corrupted Church of England. Many had been persecuted and suffered imprisonment or worse. Their only hope was to flee to Holland (1608-1609) where they were able to worship… Read More

via more than cake

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La caduta dei giganti. Intervista a Ken Follett

La Centuty Trilogy di Ken Follett coprirĂ  un periodo che va dalla Prima Guerra Mondiale alla caduta del muro di Berlino, quel secolo breve che fu giĂ  scelto come arco temporale da Eric Hobsbawn. Parlando di Fall of Giants, Follett ha confessato la sua voglia di romanzo storico, questa volta lontano dall’epoca medievale, ed ha parlato della collaborazione con otto storici, dell’inclusione nel romanzo di personaggi come Lenin o Churchill e, in generale, di quel respiro internazionale che ha cercato di dare a questo grandioso affresco di un’epoca…

If there is one book, overall, that we could recommend to read this fall, it would hands down be Ken Follett’s ambitious new novel, Fall of Giants . Granted, we are a total sucker for historical fiction AND the early 20th century just happens to be our favorite time period… But regardless, this first volume of the Century Trilogy is absolutely outstanding. Many first fell in love with Follett while reading his international… Read More

via Seattlest

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La miniserie “The Kennedys”, per tornare a Camelot

Camelot è, per gli americani, la Casa Bianca durante la Presidenza di John F. Kennedy. Quasi un riferimento ad una EtĂ  del Mito, prima che il suo assassinio segnasse l’irrompere della tragedia e la fine dell’innocenza. The Kennedys, la miniserie prodotta da History Channel, con Greg Kinnear nel ruolo del Presidente Kennedy e Katie Holmes in quello di sua moglie Jacqueline, sarĂ  pronta l’anno prossimo. Intanto PopWatch analizza la locandina promozionale e i suoi richiami storici ed emotivi…

'The Kennedys' poster revisits Camelot Some historians have preemptively criticized The History Channel’s upcoming eight-part miniseries, The Kennedys, but there’s little to nitpick about the promotional poster that recently leaked online. The collage of Kennedy faces perfectly captures the personalities of Camelot’s players. There’s the burden of history weighing on the president (Greg Kinnear), modeled from his official presidential portrait, the pleasant but fragile smile of Jackie … Read More

via PopWatch

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The King’s Speech e la voce di Re Giorgio

Quando nel settembre del 1939 la Gran Bretagna dichiarò guerra alla Germania, Re Giorgio VI invitò i sudditi inglesi a fare affidamento sul loro sentimento patriottico e su tutto il loro coraggio per fare fronte con la giusta determinazione allo sforzo bellico. Lo fece con un memorabile discorso alla radio della BBC, che fu per lui la vittoria di una prima difficile battaglia, non solo perchĂ© Bertie (nomignolo di Re Giorgio prima dell’incoronazione, quando era ancora il Principe Albert) si era trovato nella difficile posizione di salire al trono in un momento in cui in Europa soffiavano venti di guerra, ma anche perchĂ© lo aveva fatto dopo l’abdicazione senza precedenti del suo popolare fratello maggiore Edoardo VIII e per via di un altro problema che lo affliggeva fin dall’infanzia, la balbuzie. I lunghi silenzi che interrompevano il discorso di quel giorno fatidico non erano pause retoriche, ma interruzioni necessarie per non inciampare nelle parole. Il film The King’s Speech, prossimamente al cinema (imdb), ci racconterĂ  una storia dietro la storia, quella dell’amicizia tra Re Giorgio VI (Colin Firth), e l’australiano Lionel Logue (Geoffrey Rush), terapista del linguaggio, che con i suoi metodi poco ortodossi lo aiutò ad affrontare la balbuzie, anche dal punto di vista emotivo. Il film è diretto da Tom Hooper (Red Dust, Il maledetto United) ed interpretato, oltre che da Colin Firth e Geoffry Rush, da Helena Bonham Carter, nel ruolo della moglie di Re Giorgio VI. La piĂą grande paura per Colin Firth era quella di trasformare Bertie in un personaggio patetico e Tom Hooper ha dichiarato al New York Times che nel film, per quanto sarĂ  mostrata la sua pena, non lo sarĂ  mai fino al punto da non poter essere gestita. La storia, che lo sceneggiatore David Seidler, anch’egli balbuziente, aveva in mente da anni, si incentrerĂ  soprattutto sull’amicizia dei due protagonisti e sui risultati sorprendenti della terapia non convenzionale del dottor Logue, che riuscì ad aiutare un monarca a capo di un immenso Impero a superare le sue piĂą intime insicurezze.

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La Guerra dei Mondi di Orson Welles

Domenica 30 ottobre del 1938. Alle otto di sera i milioni di americani che stanno ascoltando la stazione radio della CBS vengono sconvolti da un’improvvisa interruzione dei programmi. Un grosso meteorite è caduto nei campi di una fattoria a Grover Mills, nel New Jersey. Dallo studio si collegano con un reporter giunto tempestivamente sul luogo dell’impatto, trovandovi un enorme cilindro metallico.  “Oh mio dio! Qualcosa sta strisciando fuori dalla zona d’ombra” urla il cronista allarmato “sembra un serpente e ce n’è un altro e un altro ancora. Sono tentacoli… ora posso vedere il corpo della cosa, è grosso e viscido, brilla nell’oscuritĂ , ma la faccia… è indescrivibile. Posso a mala pena forzarmi a guardarla, è terribile!” Nel giro di pochi minuti gli ascoltatori vengono a sapere che i Marziani sono alla guida di macchine da guerra, hanno sparato con delle armi a raggi sulla folla di curiosi, annientato migliaia di soldati della Guardia Nazionale e liberato un gas velenoso dell’aria, mentre giungeva la notizia di altri cilindri atterrati a Chicago e St. Louis. Fu abbastanza per scatenare il panico, la gente scappò dalle case lasciando la radio ancora accesa e riversandosi in massa sulle strade per fuggire agli invasori alieni. In tanti chiesero alla polizia maschere antigas per proteggersi e alle compagnie elettriche di spegnere tutte le luci, per potersi nascondere. Una donna irruppe in una chiesa di Indianapolis durante una funzione gridando “New York è stata distrutta! E’ la fine del mondo! Tornate a casa e preparatevi a morire tutti!” Solo quando la notizia del panico diffusosi nella nazione raggiunse gli studi radiofonici, Orson Welles intervenne ai microfoni ricordando a tutti che si trattava solo di finzione, una drammatizzazione per la radio della Guerra dei Mondi di H.G. Wells. In realtĂ  la CBS lo aveva annunciato, ma fu una serie di circostanze a scatenare l’equivoco. Per conferire una buona dose realismo alla rappresentazione, Orson Welles, allora una giovane promessa della radio, usò sofisticati effetti sonori e riuscì a dosare la suspense con abilitĂ , simulando l’interruzione di un programma musicale con gli annunci frammentari dell’invasione in atto. La maggior parte degli ascoltatori non poteva sapere che si trattava di una fiction, dal momento che in molti si erano sintonizzati sulla CBS solo dopo il seguitissimo programma del ventriloquo Edgar Bergen sulla NBC, quando in pratica la rappresentazione orchestrata da Orson Welles era giĂ  in onda. Quando tutto fu chiarito una commissione federale aprì un’inchiesta e Welles temette seriamente che la sua carriera potesse esserne pregiudicata, ma le cose andarono diversamente. La pubblicitĂ  intorno all’evento lo rese molto popolare, tanto che dopo poco tempo stipulò il contratto con gli Studios che nel 1941 gli permise di realizzare il film Quarto Potere, uno dei piĂą grandi capolavori della storia del cinema.

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Il grande incendio di Chicago

Tra storie di comete ed eventi misteriosi, una delle versioni piĂą famose vuole che il grande incendio di Chicago dell’8 ottobre del 1871 abbia avuto origine nella stalla di Catherine e Patrick O’Leary, quando una mucca scalciando colpì una lanterna lasciata incautamente alla portata dei suoi zoccoli. Le fiamme si propagarono rapidamente raggiungendo il cuore della Windy City, un nomignolo che il vento di quella sera dimostrò particolarmente azzeccato. L’incendio durò quasi tre giorni, fece circa 300 vittime e distrusse oltre 17.000 edifici, lasciando 100.000 persone senza un tetto sulla testa e causando danni che furono stimati in 200 milioni di dollari dell’epoca, l’equivalente di 3 miliardi di dollari di oggi. Fu una vera catastrofe che ridusse in rovina un’area di quattro miglia quadrate, colpendo duramente il centro cittadino. Con tutte quelle costruzioni in legno Chicago era particolarmente vulnerabile al rischio di incendi e il tempo secco che durava da oltre una settimana non aveva certo migliorato la situazione. Eppure, in mezzo alla devastazione, la maggior parte delle infrastrutture cruciali, come il sistema dei trasporti, quello idrico e quello fognario, rimasero sostanzialmente intatti, costituendo una valida base di partenza per una rapida ricostruzione. Gli architetti si sforzarono di progettare una cittĂ  piĂą moderna e nel giro di pochi anni a Chicago vennero costruiti anche i primi grattacieli del mondo, lo sviluppo economico e demografico che seguì l’incendio fu impressionante. La popolazione cittadina, che nel 1871 era di 324.000 abitanti, raggiunse il milione e mezzo giĂ  nel 1893, anno in cui Chicago ospitò la World’s Columbian Exposition, uno degli eventi fieristici piĂą importanti dell’Ottocento che fece accorrere circa 27 milioni di visitatori. Ma ci volle ancora piĂą di un secolo perchĂ© il Chicago City Council, nel 1997, assolvesse ufficialmente Catherine O’Leary e la sua mucca dalla responsabilitĂ  del terribile incendio, riconoscendo che all’epoca fu un giornalista del Chicago Republican a creare la leggenda, con lo scopo forse di colorire il resoconto di quegli eventi.

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Il primo dibattito tra Kennedy e Nixon

Il 26 settembre del 1960 la televisione americana trasmise per la prima volta un dibattito tra i due maggiori candidati alla Presidenza. John F. Kennedy, un semisconosciuto senatore democratico del Massachusetts sostenne il confronto con Richard Nixon, allora vicepresidente in carica. I due candidati si incontrarono in uno studio televisivo di Chicago per discutere le linee della politica interna degli USA. Fu il primo di una serie di quattro dibattiti e Kennedy ne emerse vincitore, grazie soprattutto alla sua disinvoltura davanti alle telecamere, mentre Nixon, visibilmente nervoso, rifiutò anche la seduta di makeup. Il successivo 8 novembre Kennedy vinse sorprendentemente le elezioni, superando di un soffio nel voto popolare il suo sfidante con il 49,7 per cento dei votanti contro il 49,6, e il 20 gennaio del 1961 divenne il 35mo Presidente degli Stati Uniti. Dopo di allora, con eccezioni dovute ai rifiuti di Lyndon Johnson nel 1964 e dello stesso Nixon nel 1968, i dibattiti tra i candidati divennero un appuntamento costante nelle elezioni presidenziali, dando alla televisione un ruolo che nel tempo è diventato sempre più determinante nella vita politica non solo americana.



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